Ad ogni viaggiatore seriale (non è una malattia anche se potrebbe sembrare) è certamente capitato di trascorrere almeno una notte in aeroporto. I motivi che ci spingono a farlo?
In primo luogo economici (nonostante ora abbia un’entrata fissa la mia attitudine cheap non è passata), ma alle volte anche per mancanza di connessioni migliori. Sono notti particolari, a me sembrano più simili a giornate lunghissime. Ed in questa pagina di diario, raccontandovi 3 delle notti brave passate (finora) in aeroporto, vi racconto anche come è nata questa rubrica che contiene tante briciole di me. 

  • Palma di Maiorca: la prima volta non si scorda mai.
    Dopo tre giorni di road trip io e la mia compagna di avventura abbiamo trascorso una notte in aeroporto a Palma. Faceva freddissimo, ma i soldi risparmiati evitando di pagare un ostello per quella sera ancora adesso mi rendono fiera di ció (evviva la vita da universitaria squattrinata). Io il giorno dopo sono andata diretta in laboratorio a lavorare, la mia amica ha rimediato un appuntamento con un caso umano. Bene, ma non benissimo.
  • Osaka Kansai: la prima volta in solitaria.
    Overnight a Osaka per mancanza di opzioni. E soprattutto, 12 ore di un viaggio che in totale ne è durato 48 (da ostello a casa) per tornare dal primo viaggio in Giappone (iniziato ad Okinawa e terminato in Kyushu). Pazienza temprata e notte superata per lo piú messaggiando con la parte europea della mía vita. Probabilmente l’unica volta che ho ringraziato le 7 ore di fuso.
  • London Gatwick: dopo anni, la prima volta che atterro a Verona.
    E dei tre, questo è  l’aeroporto che più mi ha colpito: sempre attivo, pieno di gente già alle 3 del mattino. Negozi aperti e vita veloce e dinamica quando il mio cervello avrebbe voluto litri di caffè. Nota negativa, purtroppo, il tanto tanto tanto freddo. L’emozione di atterrare a Verona alle 9 del mattino e con una giornata davanti da vivere con la mia famiglia ha decisamente affievolito il momento disagio, cancellato la sensazione di freddo e tenuta attiva la positività.
    Notte importante e fondamentale: durante un momento di noia è nata l’idea del diario di bordo. Una rubrica per evidenziare il disagio che si cela dietro la bellezza del viaggiare, dei posti, delle esperienze. Forse qualcuno me ne vorrà, ma che ci volete fare, dovevo pur far qualcosa quella notte. 

Ciao Diario, alla prossima!
Silvia


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