Se a Barcellona ho trovato me stessa, a Bordeaux ho trovato una famiglia. A circa un anno dalla fine della mia esperienza francese faccio un po’ il punto della situazione, un piccolo bilancio dal punto di vista del cuore di come stanno andando le cose a Bordeaux, a casa.

UNA CASA LONTANA DA CASA

Una casa fatta non di mura ma di persone. Di colleghi, amici e conoscenti che colorano le mie giornate bordolesi. Mi è bastato arrivare per capire che qui la parola d’ordine sarebbe stata accoglienza. Un’accoglienza che ogni expat impara sulla propria pelle, giorno dopo giorno, persona dopo persona. Accoglienza mia verso gli altri, accoglienza degli altri verso di me. Sulla prima non mi soffermo più di tanto: spero ci sia, ma sta agli altri dirlo e sicuramente ho ancora tanto da imparare. Sulla seconda voglio soffermarmi. 

Il giorno in cui sono atterrata a Bordeaux due colleghe del mio nuovo laboratorio (quella che sarebbe stata la mia seconda casa a Bordeaux per i futuri tre anni) si sono offerte di venire a prendermi in aeroporto. Quella sera stessa con alcuni colleghi siamo usciti a fare aperitivo e cenare, ed un – anche se allora non lo sapevo – amico mi ha accompagnata al mio airbnb. Il giorno dopo non ricordavo niente degli spostamenti fatti e non avrei saputo riprodurli senza l’aiuto di google maps, ma quella notte mi sono coricata e mi sono sentita fortunata. 
Ed era solo l’inizio.

UNA FAMIGLIA CHE SI STA COSTRUENDO

E che sento in ogni giornata in laboratorio, nelle domeniche al mare, nei bbq in giardino, nelle serata più e meno organizzate. La cosa più bella però è che ognuna di queste persone che fanno parte della mia famiglia mi insegna ogni giorno ad affrontare l’expat ed il PhD con il sorriso e con la forza giusta, anche e soprattutto quando le cose sembrano non ingranare. Ho imparato ad accogliere l’accoglienza, ad allungare la mano piuttosto che ritrarla, ad offrire piuttosto che scappare, a condividere le difficoltà piuttosto che nasconderle e chiudermi a riccio. 

Mi sento fortunata. Tanto. Fortunata per aver la possibilità di imparare l’arte dell’accoglienza in questo talvolta amaro vivere lontana da casa. Dove sola sono arrivata, e sola ripartirò.
A Bordeaux lascerò una casa, ma poi avrò tante case sparse per il mondo.

Scopri la mia esperienza da expat a Barcellona nell’articolo che ho scritto per il blog Amiche di Fuso.

A presto, Sivia.


4 commenti

Liliana navarra · 10 Gennaio 2020 alle 6:51 PM

Lo dico sempre che la casa, quella vera, non sono solo quattro le pareti di una vita. Bellissima esperienza, fanne tesoro. 😉

    viaggiandolavita · 11 Gennaio 2020 alle 10:10 AM

    Sto respirando a pieni polmoni ogni momento ☺️ Grazie Liliana per il commento e soprattutto per l’incoraggiamento.

      Liliana navarra · 13 Gennaio 2020 alle 10:16 AM

      🙂 è stato un piacere!
      Respirare ogni momento…. che ell’immagine mi hai donato. Grazie

SILVIA PAGLIARINI, SEMPRE UNA GRANDE VIAGGIATRICE - NextHorizon · 24 Febbraio 2020 alle 10:10 AM

[…] sempre non lo è. E più che coraggio, ci vuole tanto cuore per riuscire a costruire ed accudire una casa lontana da casa e, soprattutto, per tornare a casa. Insomma, quello che sempre mi scuote, è il viaggio della […]

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